I Collant Della Signora Pina

I Collant Della Signora Pina

La Signora Pina è una inserviente presso il reparto in cui lavoro.
Le sue mnsioni sono quelle di assistente socio sanitaria, cioè quello che un tempo era il compito degli infermieri.
Fa i letti, porta le padelle, sposta i malati eccetera eccetera.
Tra le mie poche virtù c’è quella di entrare in confidenza con tutte le persone a prescndere dal loro ruolo sociale e professionale.
Beh, a parte queste chiacchere, mi sono ritrovato con lei nella cucinetta del nostro reparto di chirurgia.
Si prendeva un caffè durante una pausa di lavoro e la coincidenza ha voluto che quel giorno ci si ritrovasse liberi contemporaneamente.
Lei è una donna sulla cinquantina, capelli biondi veri, lisci e come figura non è per niente appariscente. Cioè non è quella bella figa che fa girare o che fa pensare ad avventure erotiche e fantasiose.
Quello che mi è piaciuto di lei, anche prima di quell’incontro, sono stati i suoi piedini.
Scalzando gli zoccoli per riposarli e per farli un po’ respirare, mi aveva involontariamente attratto con quelle sue belle dita inguainate in un collant pesante e riposante, minimo un 70 den, e con il suo movimento di flessione e poi delle dita ed il suo accarezzare la caviglia dell’altra gamba. Un movimento che le done fanno spesso, e per fortuna dico io.
Stavamo parlando del più e del meno come si fa tra operatori quando quel suo movimeno di piedi mi interruppe mentre le stavo parlando e senza riuscire a finire il discorso mi fermai in un attimo di silenzio a guardare quelle estremità così fasciate dal nylon immaginando come sarebbero state belle le sue cosce.
In quel momento forse mi ha preso per un matto, mi sono proprio bloccato, ma forse per istinto le è venuta la fregola di continuare , magari solo perchè mi ha visto così strano e arrapato. Le donne come si sa hanno proprio un sesto senso per certe cose e sanno interpretare molto bene anche le più piccole morbosità degli uomini.
Io d’altra parte avendo una ovvia tendenza femminile posso capire le loro provocazioni e la loro sensibilità, forse.
Sta di fatto che da quella circostanza così, stupida in se, se vista con gli occhi di tutti, in un certo senso, quel gioco di piedi è stato un grimaldello per aprire la porta della nostra storia.
Con il senno del poi, cioè con ciò che poi ci siamo raccontati quello fu proprio l’innesco di una esplosione.
Ho cominciato con degli sms, e poi rientrando al lavoro le rispondevo che mi avrebbe fatto piacere telefonarle, ma che mi ritenevo per non metterla in difficoltà con il marito o con la famiglia.
Poi un giorno ci siamo messi daccordo per un appuntamento.Senza telefonate od altri sms.
Lei conosceva i miei turni ed io i suoi.
Ci dovevamo incontrare a casa mia nel pomeriggio dopo il turno del mattino.
Le stringevo la mano in un angolo del reparto fuori dagli occhi indiscreti guradandola negli occhi ora, ed il corpo sotto quella divisa poi , abbassando lo sguardo fino agli zoccoli.
Lei, la troia, mi sorrise con i suoi dentoni e con l’altra mano mi afferrò l’uccello duro sotto la mia divisa.
“non toglierli” le dissi.
“va bene!” rispose.
Aprii la porta del mio appartameto e me la ritrovai davanti, con un pullover una camicietta ed i jeans.
Sotto aveva i collant del lavoro, ma non aveva lo slip.
Cominciò con un pompino e prima di guzzarla le confidai le mie tendenze di travesta.
Lei non sembrava affatto dispiaciuta.
Mi infilai i miei collant e dopo averle rotto il suo al cavallo cominciai a guzzarla.
Dal di dietro in piedi e poi dal davanti. Ingoiavo i suoi piedi collantati mentre la penetravo .
Gielo misi poi tutto nel culo.
Gridava ” inculami, dai inculami tutta!”
Sborra, sborra dai! Mi chiedeva mentre la inculavo.
“ti volglio sborrare sui piedi!”
“Lo sapevo, lo sapevo…”
mi staccai dal suo culetto e dopo un po’ di struscio tra i suoi piedi me lo presi in mano
fino a che non le spruzzai la mia sborra sui piedini….

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